L'aborto di Roberta

Roberta, giovane sposa, rimane incinta, ma al quinto mese di gravidanza, ha un aborto spontaneo e lei fa, dopo aver vissuto il momento del dolore, un rituale per il feto col quale é convinta di aver elaborato tutto il lutto.
Dalla costellazione emerge che da bambina Roberta contrasse la rosolia e contagiò la sorella minore Marisa che, a sua volta, contagiò la madre la quale abortì al quinto mese. Successivamente la madre continuò ad insistere che l’ aborto lei lo aveva avuto a causa di Marisa, la quale le contagiò la rosolia. Gettare ogni responsabilità sulla figlioletta Marisa é un chiaro segnale di fuga dal senso di colpa che evidentemente la affliggeva.
Roberta crebbe “senza problemi” in merito all'aborto della madre, ma sotterraneamente si portò il senso di colpa di aver contagiato la sorella e di conseguenza la madre da cui l’ aborto; da lì il dovere di espiazione rivivendo lo stesso destino toccato alla madre, ripetendo il dolore nella stessa forma della generazione precedente.
In questo caso l’ irretimento non è così eclatante come nei casi precedenti, ma lo é il reiterarsi precisissimo degli eventi, dato dal bisogno della coscienza di compensazione; ma come abbiamo visto, non si compensa nulla, semplicemente si ripete il dolore.
Da notare che Roberta fece istintivamente un rituale per elaborare il lutto, ma ne lasciamo sempre fuori un pezzetto, quello più doloroso, il quale continua a lavorarci nell'animo.
Dopo aver fronteggiato tutto il senso di colpa per il proprio aborto, e provato il dolore della separazione dal proprio figlioletto, Roberta ha potuto guardare in faccia il proprio destino e quello del bambino e dire un Si! In modo tranquillo e riverente verso la vita che così ha voluto. Oggi è libera da quella vicenda.

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