Carlo l'arrogante

Carlo viene per la prima volta ad una costellazione, dove emerge un irretimento forte con la sua sorellina primogenita morta il primo giorno di vita alcuni anni prima che lui nascesse. Lui poi mi confiderà che spesso nella vita pensava a lei e mai, invece, ne fece parola all'altra sorella, la secondogenita, comunque maggiore di lui. Sua madre ebbe un tumore al seno.
Nonostante l’ emersione dell’ irretimento, non nota grandi cambiamenti nella vita, ad ogni modo continua a seguire le costellazioni ed altre tematiche forti emergono, finché un giorno si manifesta una spaventosa arroganza nei confronti di sua madre, la quale, a sua volta, ha un atteggiamento arrogante nella vita. Carlo mi dice che sua nonna é stata una bambina adottata e poi é morta molto giovane quando sua madre era ancora piccola ed il tema dell’ arroganza lo ha sempre accompagnato nella vita, causandogli problemi di relazioni per esempio con il suo miglior amico il quale insidierà la sua fidanzata.
Inoltre, una volta, all'età di tredici anni, sognò una porta che si apriva su di uno sfondo nero dove la nonna tiene in braccio la sorellina morta e lui dal di qua della porta continua a piangere chiedendo aiuto al padre; da allora sono passati molti anni ma se lo ricorda nitidamente. Qualcosa significa.

L’ irretimento in questo caso é con la nonna e si manifesta sia la morte che l’ arroganza che ne consegue.

Infatti la nonna, rimasta sola, ha dovuto fin da piccola mentire per sopravvivere, cioè interiormente rivolgendosi ai genitori morti ha detto:“Io posso fare a meno di voi, quindi non mi interessate”, ovviamente una falsità, ma frutto di una strategia messa in atto per non sentire il dolore della loro perdita; i risultati per la nonna sono due. Il primo è una grande arroganza (io piccola posso fare a meno di voi grandi); il secondo risultato é, che data la più che comprensibile non elaborazione della perdita, nasce il desiderio di seguirli nella morte prematura, arrivata puntualmente, frutto di un amore cieco verso i genitori. Il codice interiore era: “Vi odio perché mi avete lasciata sola, ma ancor più profondamente vi amo tanto e quindi voglio fare come voi; anch'io lascio sola la mia bambina!”; il risultato è che per sfuggire al dolore esso alla fine si è reiterato.

La madre di Carlo eredita questo codice interiore, anche lei quindi costretta all'arroganza – per amore cieco - verso la nonna (sua madre) che la porta a fare esattamente quello che fa lei, inoltre, anche lei é stata lasciata sola e quindi si amplifica il desiderio di morire prematuramente. Il tutto inconsciamente perché consciamente viene tutto tenuto ben represso per “tirare avanti”. Ma queste pulsioni esistono e da qualche parte si devono manifestare, qualcuno che nascerà dopo rimarrà irretito in quella trama di sentimenti occulti. In questo caso sarà la figlioletta primogenita, la quale dice “Mamma lo faccio io per te”, mettendosi lei sopra la madre – arrogantemente dato che un neonato non può fare qualcosa al posto dei genitori; ma questo la bambina non lo poteva sapere, quindi arrogantemente muore (teoria azzardata vero?).

La madre, già devastata dal dolore della morte prematura della nonna, non riesce ad elaborare il lutto di questa perdita, specchio della precedente (la morte della nonna) e di conseguenza quel dolore zittito nell'animo, si manifesta nel fisico; il tumore al seno, la parte più materna del corpo umano. Toccherà poi a Carlo portare nell'animo il peso del dolore rimosso dalla mamma; ancora una volta “Lo faccio io per te”, per alleviare il tuo dolore mamma! Questo é amore cieco e così facendo, si macchia anche di arroganza, dato che significa “Io posso riuscire dove tu fallisci”, mettendosi quindi al di sopra del genitore - arrogantemente. Lo schema della sofferenza ha così modo di potersi reiterare indisturbato, sempre identico a sé stesso, dato che é sempre in cerca di soluzione all'interno del sistema famiglia, quindi giustamente tornerà a ripresentarsi continuamente.
Anche in questo caso morti premature, quella dei genitori della nonna, creano danni ingenti fino alla quarta generazione, i componenti della famiglia, tutti legati fra loro da un filo rosso di sofferenza preconfezionata, mettono in atto tutte le azioni opportune per reiterare lo stesso tipo di dolore.

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